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“Cantar Lontano” XII edizione

Sabato 19 giugno alle ore 21,00 al porto di Ancona (banchina 15) prenderà il via con un concerto spettacolo la XII edizione del festival “Cantar Lontano”.

Cantar Lontano Festival, che nel 2010 arriva alla sua dodicesima edizione, è considerato uno degli eventi musicali più importanti dell ‘ estate marchigiana.

Per mantenere tale tipicità nel primo concerto  alcuni cantanti saranno disposti sulle gru del porto di Ancona, ed altri su delle navi ormeggiate in porto, per cantare la polifonia rinascimentale. Ci sarà un grande raggio laser a dirigere le voci nel buio della notte, del Maestro Marco Mencoboni e le note di Magister Perotinus, Des Prez, Palestrina, Ortiz, ed altri maestri del rinascimento che inonderanno l’intero porto della città.Uno spettacolo dove al suono delle voci potranno affiancarsi i suoni tipici del porto, quali le trombe marine delle navi, segnalatori acustici, campane ed il nautofono.

Programma:

sabato 19 giugno

Ancona – Porto, Banchina 15 – ore 21.00

Ave Maris Stella

Cantar Lontano Marco Mencoboni direttore

Musiche di: Magister Perotinus, Antoine Busnoys, Josquin Desprez, Giovanni Perluigi da Palestrina, Diego Ortiz

Alessandro Carmignani controtenore Fabio Furnari tenore Mauro Borgioni baritono  Walter Testolin basso Marco Mencoboni direttore

domenica 20 giugno

Loreto – Santuario della Santa Casa – ore 21.00

Messe de Notre Dame

Musiche di: Guillaume de Machault

Tenores Goiné Antonello Mura boche, mesu boche, Francesco Pintori boche, mesu boche, Giovanni Mossa contra

Gavino Murgia bassu  Ensamble Calixtinus  Giovannangelo de Gennaro Triplum, Enea Sorini Motetus, Antonio Magarelli e Gavino Murgia Tenor  Francesco Regina, Cosimo Giovine Contratenor  Giovanangelo de Gennaro direttore

Scritta nella metà del secolo (tra il 1349 e il 1363) la Messa di Notre Dame si distingue dalle altre messe contemporanee per l’organico a 4 voci e per il trattamento isoritmico della melodia gregoriana nel Kyrie, Sanctus, Agnus e Ite missa est.

Solo il Gloria e il Credo della Messa di Tournai (la Messa di Toulouse li omette, quella di Barcellona tropa i suoi), possono essere avvicinati alla Messa di Notre Dame: si riscontra in ambedue lo stesso sillabismo verticale simile allo stile del conductus le stesse brevi riportate senza testo al tenor e al contratenor, lo stesso lungo Amen vocalizzato. In particolare il Credo di Machault mostra una grande complessità isoritmica in tutte le sue parti.

Inoltre la Messa di Notre Dame si distingue per altre tecniche artistiche come il frequente impiego della sincope, dell’imitazione, del moto contrario, dell’ornamentazione oltre che per l’alternanza del binario e del ternario, a vantaggio del primo. Anticipazione geniale di un genere nuovo (il ciclo polifonico completo a 4 voci non sarà accolto che verso il 1430 con G. Dufay), monumento religioso isolato all’interno di una produzione laica, architettura gotica equilibrata a dispetto delle sue strutture variate, la Messa di Notre Dame stabilisce un ponte tra l’arte antica e l’arte nuova e ci lascia scorgere, al di là delle apparenze del mondo sensibile, quelle di misticismo e di un esoterismo occulto (testimoni sono i passaggi Et in terra pax del Gloria e Ex Maria Virgine del Credo, che ci rivelano il profondo sentimento religioso di Machault.

venerdì 25 giugno

Corinaldo – Chiesa della Madonna del Piano – ore 21.00

Sto core mio se fosse di diamante

Musiche di: Francesco da Milano, Adrian Willaert, Orlando di Lasso, Iacomo Gorzanis, Hubertus Waelrant

Renata Fusco voce

Massimo Lonardi liuto

Maurizio Piantelli liuto basso

Le villanelle alla Napoletana si diffusero a Napoli e in tutta Italia a partire dal 1537, anno di pubblicazione della prima importante antologia di autori anonimi. Durante il Rinascimento le villanelle furono coltivate anche da autori come Adrian Willaert e Orlando di Lasso che, pur appartenendo ad altre aree culturali, seppero immedesimarsi perfettemante in questo genere musicali. Questo programma, attraverso lo studio delle fonti musicali, letterarie e iconografiche originali, e l’utilizzo di strumenti antichi suonati secondo al prassi esecutiva dell’epoca, intende restituire a questi bellissimi canti una veste sonora stilisticamente adeguata. Per l’interpretazione vocale il gruppo si avvale della collaborazione di Renata Fusco, cantante e attrice salernitana che svolge intensa attività nell’ambito di generi diversi di teatro musicale e ha collaborato con Roberto De Simone a vari spettacoli sulla canzone napoletana.

sabato 26 giugno

Serra San Quirico – Chiesa di Santa Lucia – ore 21.00

Il mistero del rosario

Musiche di: Georg Muffat, Heinrich Ignaz Franz von Biber

Enrico Parizzi violino

Umberto Forni organo

con la partecipazione di Marina Morelli soprano

La raccolta delle “Sonate del Rosario” del violinista boemo H. I. F. Biber è un’opera tra le più conosciute, più affascinanti e al tempo stesso misteriose della storia della musica. E’ giunta a noi in un elegante manoscritto a cui manca il frontespizio ed ognuna di esse è introdotta non da un titolo, ma da una piccola stampa, che riproduce i dipinti che adornano le pareti della sede della Confraternita del Rosario di Salisburgo. Le sonate nacquero proprio in questa città: l’arcivescovo Maximilian Gandolph von Künburg vi esercitava una politica controriformista severa ed attiva, con grande impegno nella promozione del culto mariano; infatti, aderiva alla Confraternita del Rosario e fece costuire il santuario di Maria Plain. A lui, Biber, in cerca di un ruolo all’altezza delle sue capacità, dedica la raccolta; tuttavia non vi è in queste musiche la minima traccia di compiacente convenzionalità: al contrario, tutto è nuovo, sperimentale, ricercato, nel linguaggio come nella condotta armonica. Per ognuno dei brani viene prescritta una diversa accordatura dello strumento, mentre, chiudendo il ciclo, solo la I sonata e la passacaglia finale si eseguono con l’accordatura ordinaria. L’intera serie mantiene una sua ermetica bellezza, cui partecipano egualmente l’invenzione felice, le sonorità inedite create dalle scordature, le arditezze tecniche: essa appartiene a pieno titolo alla tradizione della “musica reservata”. A questi piccoli capolavori, abbiamo accostato la musica sublime di un altro genio del tempo, Georg Muffat, anch’egli al servizio dell’arcivescovo di Salisburgo in quegli stessi anni. La sua visione musicale ampia e sontuosa, eppure non meno profonda di quella di Biber, fa da contrappunto ideale alle “Sonate del Rosario” ed al loro intimo misticismo.

sabato 26 giugno

Avacelli d’Arcevia – Chiesa di Sant’Ansovino – ore 24.00

Pizzicotto

Musiche di: Paolo Virchi, Johann Sebastian Bach, Filippo Sauli, Gabriele Leone, Giovanni Gioviale

Mauro Squillante cetra, chitarrino, mandolino cremonese, mandola, mandolino napoletano

Quando, nel 1574, Paolo Virchi pubblicò il suo Primo libro di Tabolatura di Citthara, il suo intento fu quello di recare dignità artistica ad uno strumento considerato umile o degno di barbieri. Nell’avvertenza ai lettori egli dichiarava che… per tanto tempo è stata occultat’& difficile, di sonar musica, con certe e fondate regole, tutte le parti, a quattro e a sei, in quel modo, & con quella agevolezza, che si suole gli altri stromenti acciò quelli, che di sì gentile strumento di dilettano, possano far conoscere la citthara venendo ben sonata, di quello che sono alcuni altri stromenti dal mondo tanto comendati. Diviene evidente l’elemento che accomuna la cetra ai più tardi strumenti della famiglia dei mandolini, e anzi attraverso tale comunanza possiamo individuare nella cetra un predecessore, se non dal punto di vista organologico certamente dal punto di vista della funzione sociale, degli strumenti a plettro italiani. A partire dall’epoca barocca e fino ai giorni nostri, i mandolini hanno assunto forme diverse in ciascuna area geografica, arrivando in alcuni casi ad associare al proprio nome quello della città di origine o di adozione. Per ognuno di essi c’è stata una schiera di compositori i quali si sono dedicati a dimostrare come la musica possa essere veicolata, anche nei suoi contenuti più alti, da qualsiasi strumento, fosse anche da barbiere, e come anzi tali strumenti possano dar luogo a nuove sintesi di linguaggio, come l’esecuzione in trascrizione delle musiche di Bach ci mostra.

domenica 27 giugno

Jesi – Chiesa di San Marco – ore 21.00

Per amare e per sognare

Musiche di: Claudio Monteverdi, Bellerofonte Castaldi, Giulio Caccini, Bartolomeo Barbarino

Il Terzo Suono

Luigi Lupo traversa, Alberto Macchini percussioni, Davide De Lucia clavicembalo, Gian Paolo Fagotto tenore e direzione musicale

L’epoca di Monteverdi non è solo il momento dei monumentali capolavori del repertorio sacro e di quello operistico. E non è neanche solo il momento dell’intellettualità talvolta un po’ introversa del madrigale. È anche un periodo storico di straordinaria diffusione della musica leggera (i cosiddetti light genres), brevi composizioni adatte sì ad un consumo quotidiano ed autoprodotto ma per niente segnate da quella minorità culturale e da quella voluta volgarità che caratterizza una parte non piccola dell’equivalente moderno. Si tratta al contrario di brani ai quali le dimensioni di miniatura non pregiudicano la squisita raffinatezza, piccoli cammei cui non è stato estraneo lo stesso genio cremonese. L’Italia ne è terreno fertilissimo, basti ricordare Giulio Caccini e Bellerofonte Castaldi “il Bob Dylan dei suoi tempi”. Anche all’estero non mancano veri e propri monumenti al successo europeo di questi generi musicali, uno fra tutti il Musicall Banquet (1610), splendida raccolta di ‘successi internazionali’ dell’epoca: lute songs inglesi, airs de court francesi, brani spagnoli ed italiani fra i quali ben due di Caccini.

lunedì 28 giugno

Genga – Grande grotta del vento – ore 21.00

Angeli e Demoni

Asia D’Arcangelo voce bianca

Gavino Murgia bassu

Martin Mayes corno delle alpi e corni naturali

Josuè Melendez cornetto, Mya Fracassini soprano, Pamela Lucciarini soprano, Maria Chiara Ciotti soprano, Mauro Morini trombone, tenore Enea Sorini tenore, Paolo Fanciullacci tenore David Yacus trombone basso, Guglielmo Buonsanti basso, Davide Benetti basso.

Musiche di: Antoine Busnoys, Josquin Desprez

Cantar Lontano, Marco Mencoboni direttore

Un programma ideato da Marco Mencoboni per la grotta di Frasassi e che vede coinvolti circa 15 musicisti, disposti in ogni parte dello spazio. Protagonista la musica di fine ‘400, ed in particolare quella contenuta nello splendido codice conservato presso la Biblioteca Casanatense di Roma. Musiche di diversi autori, da Josquin Despréz a Antoine Busnoys a Pierre De La Rue, linee di canto gregoriano e il particolare contrasto tra una voce bianca e quella di un basso profondo. Il muoversi continuo tra Inferno e Paradiso anche grazie allo splendido Vexilla Regis di De La Rue. Sullo sfondo il poema dantesco, l’arcaico suono dei corni delle alpi e dei corni naturali, dei cornetti, dei tromboni ed il millenario suono prodotto dall’acqua che cola dalle stalattiti.

venerdì 2 luglio

Ascoli Piceno – Chiesa di Sant’Emidio alle Grotte – ore 21.00

Atem

musiche di Jacob van Eyck, Josep Bodin de Boismortier, Johann Joachim Quantz.

Marcello Gatti flauti traversi rinascimentale, barocco e classico

Atem, ovvero il respiro nella lingua tedesca. Il respiro applicato all’arte musicale e ad uno strumento, in particolare: il flauto traverso. Esso parla, commuove, sbalordisce tramite sempre il “mezzo” del fiato riesce ad esprimere in maniera trasparente e completa la poetica e la fragilità umana. Marcello Gatti con i suoi flauti traversi antichi in legno ci accompagnerà in un viaggio musicale spaziando dal ‘600 a tutto il ‘700, vero e proprio secolo d’oro per il repertorio di questo strumento. Tra composizioni note o quasi sconosciute di Jacob Van Eyck, J.B.de Boismortier, J.J.Quantz, Gattoni d’Arcano, J.G.Tromlitz, eseguite su modelli di flauti traversi coevi al periodo storico del compositore. Un programma intimo per un luogo incredibile: una chiesa scavata in una grotta.

sabato 3 luglio

Fano – Eremo di Monte Giove – ore 21.00

Via Francigena

musiche di Philippe de Vitry, John Dunstaple, Guillaume Dufay

Cantica Symphonia: Laura Fabris soprano Guido Magnano organo, Marta Graziolino arpa, Efix Puleo viella, Mauro Morini trombone, Giuseppe Maletto tenore e direzione

Nella prima metà del XV secolo l’evoluzione della musica europea fu fortemente influenzata dagli incontri di musicisti di nazioni diverse, in occasione di eventi come i Concili ecumenici. In particolare, destò profonda impressione la musica inglese presso i musicisti continentali. Uno dei principali assi di comunicazione in Europa andava allora dall’Inghilterra a Roma, lungo la via descritta fin dal X secolo dall’arcivescovo Sigerico di Canterbury e nota per molti secoli come Via Francigena. Possiamo immaginare che l’ipotetico viaggio lungo la via Francigena di un alto ecclesiastico proveniente dall’Inghilterra e diretto a Roma, accompagnato dai suoi musici, sarebbe stato costellato da solenni celebrazioni nelle principali tappe del percorso, durante le quali le cappelle locali e quella che accompagnava l’illustre viaggiatore si sarebbero prodotte nei rispettivi repertori, eseguendo prevalentemente mottetti – il genere specificamente destinato a queste circostanze – e particolarmente mottetti legati alla devozione mariana, che alla fine del Medioevo costituiva un denominatore comune della pratica religiosa in tutta Europa.

domenica 4 luglio

Pollenza – Abbazia di Rambona – ore 21.00

È più forte l’amore o la follia?

musiche di: Giovanni Antonio Pandolfi-Mealli , Michelangelo Rossi, Carlo Antonio Lonati, Georg

Muffat, Arcangelo Corelli

Arparla: Davide Monti violino Maria Christina Cleary arpa doppia

La musica, lo sappiamo, è capace di muovere e di tra- sportare in luoghi dove spesso il nostro animo è già sta- to, dove l’esperienza vissuta ha già lasciato un segno. La musica rievoca tutto questo. Ma come? Il ‘600 italiano è stata la grande palestra espressiva dove la musica ha scoperto il linguaggio efficace per rappre- sentare gli affetti dell’animo umano. Attraverso la reto- rica musicale infatti si è riusciti a codificare delle formu- le che fossero capaci di rappresentare appieno le passioni e moti come quelli esposti in questo programma: l’amore e la follia. I brani in questione sono un campione di ciò che la rela- zione tra due strumenti può rappresentare in fatto di amore e follia, sia nel dialogo melodico sia nelle soluzio- ni armoniche, esplorando la tenerezza più intima come le asperità e le stravaganze più pazze, talvolta presenti nella stessa composizione in una successione veramen- te capace di coinvolgere a tal punto da legittimare la domanda contenuta nel titolo del programma. L’esecuzione, ricca d’improvvisazione e di comunicativi- tà, trasformerà le pagine scritte nella rappresentazione di una relazione personale tra i due musicisti e i loro strumenti.

Info. www.cantarlontano.com

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