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La vera storia dei tagli all’ Indirizzo Musicale

I TAGLI ALL’INDIRIZZO MUSICALE IN PROVINCIA DI RAVENNA. LA VERA STORIA.

La questione dei tagli delle nuove prime classi dei corsi di scuola media ad indirizzo musicale della provincia di Ravenna è apparsa, attraverso l’informazione cartacea e web, troppo spesso come una delle molteplici conseguenze della razionalizzazione strutturale imposta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
   Penso sia necessario chiarire che il caso specifico riguarda semplicemente un errore del dirigente scolastico di Ravenna, incaricato  dal diretto superiore regionale per la distribuzione delle cattedre e dei posti in provincia. Una circolare ministeriale «da assumere come puntuale punto di riferimento», più una regionale, ne costituiscono la normativa principale.
   L’ignoranza (o la distorsione interpretativa) di alcuni paragrafi della circolare ministeriale 37/2010, che obbliga le dirigenze regionali, con ricaduta su quelle provinciali, a preservare in modo completo e incontrovertibile i corsi musicali, ha provocato in tre intere comunità didattico-culturali lo sconcerto e le sollevazioni popolari che abbiamo avuto sotto gli occhi, nonché, per chi sta chiudendo  l’anno scolastico fra mille impegni e fatiche, un danno morale probabilmente non risarcibile, ma non per questo meno profondo.
   Mi preme precisare che in questo caso non si tratta di un taglio dovuto alla “Gelmini-Tremonti”, ma di una violazione palese di una direttiva chiara e vincolante. Purtroppo solo le voci realmente libere hanno sottolineato questo aspetto, evidentemente non funzionale alla pur giusta campagna contro i tagli eccessivi alla scuola pubblica.
   L’Indirizzo musicale ha rischiato di essere la vittima sacrificale sull’altare di una pur necessaria protesta contro l’impoverimento complessivo  dell’offerta formativa. Protesta però spesso ottusa nei confronti di corsi che  sono  il primo anello dell’istruzione musicale pubblica (seguiti da licei musicali e dalla già attiva formazione
universitaria).
   Certo a parole tutti difendiamo l’Indirizzo musicale, ma sappiamo bene che le proposte di salvataggio dei corsi musicali da parte di chi cavalca l’onda della protesta generalista, vanno nella direzione del “contentino”, ricercato nel “tesoretto” di posti precedentemente accantonati per chi è estraneo ai curricoli didattici minimi e garantiti.
   L’Indirizzo Musicale italiano non ha bisogno di elemosina. E’ organico all’istruzione pubblica del Paese, fa parte di quel faticoso e apartitico disegno di riforma musicale che prevede Corsi ad Indirizzo musicale, Licei musicali, Primo e Secondo livello universitario.
   In questo caso non c’entra la visione politica del futuro scolastico italiano: si tratta di un più prosaico errore materiale. In questo momento il riconoscimento integrale dei corsi musicali ha bisogno di legalità, non di propaganda. Da qualunque parte partitico/sindacale provenga.

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